domenica 19 agosto 2012

Giorno 9.

Dopo le note un po' amare di ieri, oggi lo spirito è completamente diverso. Perché ci siamo presi la giornata con più calma. E soprattutto perché ho visto il Taj Mahal.
Questa è stata la principale attività della giornata e l'unica visita, anche perché la città di Agra, a parte il Taj, non ha molto altro da riservare. Così con molta calma, dopo una ricchissima colazione, verso
mezzogiorno abbiamo preso il mitico tuc-tuc che con sole ottanta rupie ci ha portati all'ingresso orientale. Ormai devo dire che mi sono abituata a questi strani mezzi di trasporto, questi piccoli taxi, senza finestrini e specchietti, perché sono sempre e comunque delle ape-car della Piaggio. Hanno qualcosa di divertente, di caratteristico soprattutto, con tutte le decorazioni che ogni guidatore decide di applicarvi. Oggi osservavo come uno di questi avesse, accanto al manubrio, piccole icone hindu come Ganesh, molto diffuso tra i guidatori, nonché la svastica tipica dell'induismo. 
Arrivando all'ingresso, bisogna percorrere una strada di circa mezzo chilometro per raggiungere l'area in cui si trova il ticket office, al quale ci siamo avvicinati con cautela per capire come funzionava, e da lì abbiamo scoperto quanto fosse facile. Intendo per noi turisti, perché al Taj, come in altri luoghi che abbiamo visitato, gli indiani hanno delle file distinte dagli stranieri, i quali ovviamente pagano di più,
almeno il doppio. Ma il doppio vale la pena, specialmente in questo caso, perché non abbiamo fatto alcuna fila, mentre gli indiani componevano file lunghissime in attesa di prendere il biglietto, poi di entrare passando attraverso il metal detector e controlli delle borse, ed anche per entrare nel mausoleo centrale. Noi abbiamo camminato senza interruzioni, tranquillamente raggiungendo la piazza centrale a cui si accede dai tre accessi, orientale, occidentale e sud. Verso nord si trova lui, nella sua impassibile magnificenza.
Raggiungendo il centro di questa piazza, il portale nord di arenaria rosso fuoco si stagliava verso il cielo, mentre l'arco di accesso al giardino quadrangolare si ritaglia un relativamente piccolo spazio nel mezzo. Vediamo affollarsi in quella direzione decine e decine di persone, così ci avviciniamo. Ed ecco che dall'arco del portale comincio ad intravedere il suo bianco inconfondibile e un brivido mi percorre la schiena. Un'emozione incredibile varcare quella porta, una sensazione di indescrivibile potenza e meraviglia nell'ammirare finalmente con i miei occhi, dal vivo, questo splendore immenso.
Un bianco accecante, ma estremamente delicato nelle sue forme, accarezzando il cielo che gli fa da sfondo. Il celeste incupito a stralci da nuvole scure delinea i contorni del Taj, che risplende, davvero. Il giardino di fronte è gremito di persone, come tutto intorno a noi, ma non importa, come non importa il caldo asfissiante e le gocce di sudore che continuano a scendere senza sosta. La vista è troppo bella.
Ci incamminiamo verso di lui e comincio ad osservarne i dettagli, il segno delle grandi pietre che compongono la cupola, i disegni arabeggianti e le decorazioni floreali, che da lontano sembravano non esistere, inglobate in quel candore. Saliamo sul basamento rialzato che dà accesso al mausoleo, al vero e proprio edificio, con sacchetti intorno alle scarpe perché questo è un luogo sacro, per lo più musulmano. All'interno lo spazio circolare nel cuore è quasi buio, apparendo tale soprattutto dopo tanta luce. Avrebbe dovuto esserci il silenzio, come anche il divieto di fare fotografie, ma nessuna delle cose era rispettata, ma una volta riusciti, seppur nel mezzo di moltissime persone, mi sono nuovamente sentita avvolta da questo luogo speciale. Di fronte all'uscita di questo mausoleo, vi è la vista posteriore, ossia rivolta a nord, che guarda sul fiume Yamuna, ancora molto bella e rasserenante. Restiamo seduti per un po' all'ombra del Taj, su quel marmo caldo e liscio, per poi avviarci a visitare la moschea che si trova al lato. Buttiamo le buste intorno alle scarpe, che decidiamo proprio di togliere, per camminare davvero su quel pavimento. Avevo davvero voglia di entrare in contatto con tutto questo, tanto che ho toccato per un certo tempo anche le sue pareti. Mentre passeggiamo, comincia a piovere, prima delicatamente e silenziosamente, poi con goccioloni grandi fino a diventare un acquazzone. Con calma, sotto l'acqua, siamo tornati alle scarpe, ma nel frattempo osservavo i miei piedi nell'acqua, la pietra rossa di quella parte di pavimentazione non troppo regolare sulla superficie. E niente di tutto questo mi infastidiva, anzi, trovavo che fosse bellissimo anch'esso. Tranquillamente ci siamo avviati verso l'uscita, ormai zuppi dalla testa ai piedi, non più solo per il sudore ma anche per la pioggia. Vedevo tutte quelle persone intorno a noi divertite, allo stesso tempo entusiaste, proprio come mi sentivo io. Ho avuto la sensazione che quel luogo sia inebriante, che il Taj Mahal renda le persone felici. 
Mentre andavamo via, continuavo a girarmi, come a voler avere un'ultima fotografia mentale di quella scena incredibile. Ancora una volta, ancora una. E infine, sospirando, ho pensato che per il momento dobbiamo dirci arrivederci, amico mio. Ma magari tornerò. Di certo non ti dimenticherò.
Per il resto, la giornata è scorsa rilassatamente, passando qualche ora in albergo ed usufruendo anche della piscina che ha. In fondo perché no, è pur sempre una vacanza questa. Ed infine siamo usciti per cena, per la prima volta diretti in un ristorante lontano, in cui abbiamo mangiato eccezionalmente bene. Osservando le strade di Agra di notte, lo smog nel tuc-tuc ci raggiunge, fa tossire qualche volta. 
Alcune persone sono sedute per strada senza maglia a chiacchierare con gli amici, qualcun'altro dorme proprio sullo spartitraffico nel mezzo della strada indisturbato da clacson e motori. Gruppi di persone si accalcano per mangiare insieme presso una sorta di sagra. Serenamente questa giornata si conclude, pronta a lasciare il posto a molto altro. A domani.

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