domenica 26 agosto 2012

Giorno 15 e 16.

Arriviamo al capitolo conclusivo, postato qui una volta tornata a casa, impossibilitata a farlo prima a causa della persistente mancanza di connessione.
L'ultimo giorno in India è giunto al termine. Strano da dire adesso, dopo queste due settimane, siamo arrivati al punto che da domani mattina al risveglio ogni cosa tornerà alla normalità, alla quotidianità che conosciamo, alla vita e alla cultura che ci appartiene. Quanto ci vuole ad abituarsi a qualcosa, ad un luogo, ad un modo di vivere? Quanto ci vuole per creare quelle tanto amate abitudini dalle quali facciamo fatica a staccarci? Non so se quindici giorni sono bastati, ma d'altra parte sto cominciando a pensare agli impegni che mi attendono. Questo dovrebbe aiutarmi, o almeno l'ha fatto in passato.
L'ultima giornata in India è stata all'insegna della spensieratezza, così potrei dire. Abbiamo trascorso qualche ora in un luogo chiamato Kingdom of Dreams,il Regno dei Sogni, le cui fattezze richiamano effettivamente il nome. Si tratta di una sorta di parco a tema, ma non è propriamente esatto, poiché è piuttosto un grande edificio, comprendente un grande teatro e uno spazio interno con una volta a cielo dove si trovano ristoranti e qualche negozietto, tutto rigorosamente indiano. Un luogo di tradizione, nel cibo, nell'architettura, nei prodotti in vendita, negli spettacoli. Abbiamo assistito ad uno di questi, chiamato Zangoora, un musical tutto in lingua hindi, ma perfettamente comprensibile. La storia di questo giovane, il principe gitano, strappato dal suo diritto alla discendenza di maraja e finito a vivere tra i gitani, che alla fine riesce a riprendersi il trono, nonché la bella dama. E' stato divertente vedere come le storie siano sempre simili, e come la tradizione indiana in questo luogo si fonda con la scenografia tipica americana. Nel senso del fare le cose in grande stile, usando molte volte i fili per mettere in sospensione gli attori e farli volare per il teatro. 
Poi un ultimo tempio, il Chattapur Mandir, che fa parte di un complesso molto grande, comprendente qualcosa come quattro o cinque templi. Ne abbiamo visitato solo uno, perché in fondo questo luogo era speciale per qualcosa di cui mi sono sentita soddisfatta: la sensazione di poter salutare un panorama meraviglioso di cupole e giardini mistici, al calar della sera mentre le luci esterne si accendevano. Ed ecco come, tra le palme, statue d'elefanti, il blu del cielo che si intensifica accanto agli edifici illuminati, ho sentito di salutare la parte di quest'India che porterò con me sempre, quella della continua sorpresa e, tra le difficoltà, l'assoluta meraviglia di spettacoli del genere. 
Oggi abbiamo lasciato questo paese di cui ho avuto occasione di conoscere una parte, silenziosamente, di mattina presto. Un volo intercontinentale strapieno ci ha portati via, con molte ore di viaggio abbastanza stancanti. A casa finalmente trovo il cibo che amo, ma molte altre cose di cui ho sentito la mancanza. E penso a cosa non mi mancherà: quegli odori, sorprendentemente difficili da sopportare, sopra ogni cosa. Penso all'idea di igiene e pulizia a cui sono abituata, a come ogni cosa più banale che diamo per scontato spesso ci caratterizza più di ciò che pensiamo. E lontano da qui qualcun'altro vive in una realtà del tutto differente, a volte nella bambagia, altre nella miseria. E penso a come siamo portati noi a pensare a volte che tutto ci sia dovuto, senza forse apprezzarne a sufficienza la fortuna, come si pensa in culture come quella induista. Possiamo chiamarla fortuna, fato, essere il frutto di qualcosa che ci ha preceduti, che conduce verso qualcos'altro di molto più grande, la perfezione, dalle mille forme e dalle mille religioni. Io mi ritrovo ancor più vicina ad un principio, quello di approfittare di ciò che la natura o chi per essa mi abbia donato, per potermi sentire fiera. Di me.
Questo è stato un viaggio che porterò con me, che resterà forte anche nel legame con colui che l'ha condiviso con me. 
E domattina mi sentirò prima triste, poi mi rimboccherò le maniche e mi darò da fare per ciò che devo, proseguendo nella mia vita. Arriveranno altri viaggi ed altri mondi da scoprire, perché questa è la parte più bella del viaggio, ciò di cui sentirò la mancanza più forte: lasciarsi coinvolgere per conoscere ciò che ci è ignoto, e per questo non basterà mai tutto il tempo del mondo.

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