Non posso crederci, questa giornata infine è giunta al termine. Mi sembra di avere il fiatone, dopo tutto questo, soprattutto per gli stimoli stressanti di questa esperienza che evolve sempre in modo più significativo.
La mattina è cominciata con un'inaspettata colazione in camera, che sarebbe stata gradita se non fosse che dovevamo partire per Chandigarh. Si tratta di una città a nord di Delhi, per raggiungere la quale abbiamo impiegato ben quattro ore, otto in totale se consideriamo anche il ritorno. Non è stato uno scherzo, bisogna dirlo, ma questo ci ha fornito l'occasione di percorrere delle strade ad alta velocità indiane, che potremmo definire all'incirca autostrade, e scoprire cosa avviene fuori dalla grande metropoli.
Lungo la strada abbiamo incontrato di tutto: persone in piedi ad urinare sul ciglio delle strade, con la macchina in sosta sull'ultima corsia, che non è segnalata perché le strade raramente sono divise in corsie. A fianco alle auto ed ai pullman, qualche trattore lentamente avanzava, mentre i camion tentavano il sorpasso continuo, come chiunque dopotutto. Questa è la regola della strada qui: non esistono regole, basta suonare e passare, a destra o a sinistra. Come si capisce chi ha il diritto di passare più dell'altro? Sostanzialmente vince chi suona di più, più forte e più a lungo. Poi all'improvviso si vedono individui intrepidi che attraversano l'autostrada, da un senso di marcia all'altro, alcune volte in corsa ed altre normalmente senza neppure prestare attenzione. Non possiamo poi dimenticarci dell'importanza delle religioni, di tutti quei culti che in questo paese si praticano, dall'induismo, al buddismo, al sikhismo, all'islam. Perciò immancabili sono risultati i templi e vari luoghi sacri lungo l'autostrada, dalla quale l'accesso è diretto, lì a disposizione per i passanti che possono fermarsi ed andare a pregare.
E poi ancora piccoli chioschi dietro ai quali si vedono le tende in cui vivono i proprietari, barbieri da strada sul ciglio in piena attività che radono uomini seduti su sedie comode di fronte a degli specchi appesi, furgoni che corrono portando sul retro scoperto tre o quattro persone, centinaia di cumuli di paglia ordinati a forma di capanna per garantire il cibo alle mucche. A proposito di mucche, esse qui sono sacre e ho scoperto perché. Il nostro amico indiano ci ha rivelato che, visto che la vacca fa il latte e che il latte è buono e nutriente, quasi sacro, per questa ragione la vacca è come la mamma, per cui non la si può uccidere né farle del male.
Scopriamo anche che il diesel qui costa circa quaranta rupie al litro: circa trenta centesimi in euro, solamente il doppio dell'acqua. Il vino è più caro del diesel.
Dunque giungiamo in questa famosa città, almeno in termini architettonici ed urbanistici. Chandigarh è nata dalle mani del grande Le Corbusier, i cui lampi di genio non ho sempre condiviso ma comunque ammirato per l'originalità. Ebbene qui, in India, questa città risulta anomala, strana, seppur non fuori posto, con i suoi grandi ed ampi viali alberati, i parchi dalle precise tematiche e caratteristiche ed il lago artificiale, il quale era quasi del tutto a secco. Vi abbiamo trovato negozi, ristoranti, molte persone in giro. Ed anche un temporale incredibile.
Presi e sorpresi da questo inconveniente, in una città in cui i luoghi da visitare sono all'aperto, abbiamo deciso di prendere di petto la situazione: infilati i k-way, ci siamo buttati nel Rock Garden di Nek Chand, un artista che ha raccolto i cocci avanzati dalla costruzione della città ad opera di Le Corbusier. Chand, con gli avanzi del grande architetto, ha realizzato un parco davvero notevole, a tratti meraviglioso. Ha messo insieme scarti di piastrelle, tazze del water, prese della corrente, per creare percorsi labirintici, che improvvisamente si aprono su cascate d'acqua e passerelle sospese. Quando la pioggia ha smesso di cadere la situazione era la stessa di quando abbiamo lasciato il giardino: eravamo completamente bagnati da capo a piedi. Impossibile asciugarsi con l'aria umida di questo paese, così abbiamo deciso di continuare un altro po' nel verde. Il Rose Garden mi ha colpito, con la sua cura e la ricchezza delle centinaia di tipi di rose diversi. Sembra di essere improvvisamente tornati all'ordine che ha creato questa città, controversa ma molto interessante: gli indiani sembrano non ritrovarsi in questa scacchiera. Credo che questa maglia ortogonale risulti loro senza anima, rendendo le strade un po' tutte uguali a se stesse. In fondo, abituati a vivere tra i vicoletti di edifici autocostruiti, attaccati l'uno all'altro, innalzati alla buona con i materiali che avevano a disposizione, sembra normale chiedersi dove sia il senso di edifici tutti simili lungo strade altrettanto simili. Ma penso che in occidente a questo ormai non facciamo più caso da molto tempo, abituati come siamo alla nuova pianificazione delle città, che cavalca questo stile modernista di Chandigarh. Se non altro lei è stata una delle prime in oriente.
Qualcosa d'altro a cui non siamo abituati, ma che qui risulta l'anima della vita quotidiana, è la strada. Si può vedere le persone, giovani, adulti e anziani, fare qualsiasi cosa nei pressi delle strade: i propri bisogni, cucinare, mangiare, dormire stesi a terra accanto alle care vacche e, perché no, radersi. La vita si svolge per la strada, serenamente e senza troppe domande. Non sembra poi così strano vedere attraversare l'autostrada scalzi con le ciabatte in mano, a questo punto.
Eccoci di ritorno, momento di cui posso approfittare per godere di questo elemento fondamentale quale la strada di notte. Nel nulla i bar per camionisti vuoti seppur illuminati, come ad attendere, perché qualcuno arriverà a cercare conforto prima o poi. Centinaia di camion che sfrecciano e suonano clacson molto musicali, furgoni adesso pieni di adulti o ragazzini che si guardano intorno affaticati. Si intravedono delle case aperte, senza porte né muri verso la strada, come se fossero scoperchiate mostrando letti e tavoli con sedie. Distese oscure nel mezzo.
Infine la ricerca dell'albergo tra i vicoli di Karol Bagh di notte, in cui i negozi sono chiusi, i lampioni spenti, solo alcuni uomini si aggirano e le strade sembrano tutte uguali. Ma ce l'abbiamo fatta, anche oggi abbiamo trovato la strada di casa.
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