Due giorni insieme questa volta, per questioni tecniche in ritardo. Le ultime due sere la rete internet era qualcosa di impossibile. Soprattutto la prima sera, dato che l'abbiamo passata in una cuccetta fino alla mattina successiva, per raggiungere infine Varanasi in un treno della speranza, in cui la seconda classe per noi sarebbe l'ultima delle ultime, mentre qui quella è la sleeper. Non so bene perché sia chiamata così, perché dubito che le persone che vi siano all'interno possano dormire, dato che è completamente presa d'assalto, gremita di persone in maniera incredibile. Comunque sia ora siamo a Varanasi, pronti a scoprire cosa questa città abbia da mostrare, essendo la città del Gange, dei rituali presso di esso e così via.
Ma prima un breve excursus degli ultimi due giorni. L'altro ieri notte non ho chiuso occhio, perché, ebbene sì, è toccato a me. Ho beccato una ricchissima infezione intestinale e, senza entrare in orribili dettagli, non ho dormito più di cinque minuti. Così quello che sarebbe stato l'ultimo giorno ad Agra l'abbiamo passato in albergo, perché non riuscivo a stare in piedi, seduta mi sentivo strana, dunque potevo stare solo stesa ed in più con tanto bisogno di dormire. Sono stata però trattata con enorme gentilezza da parte del proprietario dell'albergo, che mi ha offerto la stanza quel giorno per riposare, nonché dato consigli paterni sulla salute. Anche la ragazza acida della reception si è mostrata improvvisamente attenta e garbata, vedendomi così sconvolta. Era dispiaciuta per me. Così sono rimasta a vegetare per quelle ore, in parte dormendo, in parte venendo visitata da un medico indiano molto professionale, che mi ha prescritto un bel po' di medicine e mi ha rincuorata. Diciamocelo, il terrore puro era che si potesse trattare di colera, ma ovviamente non era così. Sta di fatto che mi sono sentita un po' meglio in serata, così abbiamo potuto prendere e non perdere il treno che avevamo prenotato, la cuccetta di seconda classe per venire qui. In fondo non è stato malissimo, le ore non sono passate poi così lentamente come credevo, se non fosse che siamo arrivati con più di un'ora di ritardo a destinazione.
Finalmente alla stazione di Varanasi prendiamo un taxi e raggiungiamo l'hotel assolutamente occidentale in cui ci troviamo. Ci è sembrato così strano e confortante, al tempo stesso. Dopo la mia malattia e il viaggio notturno in treno, diciamolo, non avevamo la forza di fare altro che dormire beatamente un po' di ore in un letto comodo e pulito, così ci siamo concessi la giornata per riprenderci. Adesso siamo pronti a riaffrontare questa India, non senza qualche piccolo trauma. Devo dire che ho una certa difficoltà con gli odori, sia i cattivi odori che quelli del cibo. Mi riportano a tre notti fa e sento di non potercela fare. Continuavo a pensare, mentre stavo male, a come per queste persone sia normale incappare in problemi come questi, e probabilmente a come su di me risulti ben peggiore non essendovi abituata. Inoltre pensavo a quello che potevo perdermi, sprecando il tempo stando male, invece di approfittare dell'essere qui adesso, del poter vedere i luoghi di questo paese così lontano da dove vivo.
D'altra parte il fisico e la mente hanno il loro tempo per riprendersi e, nel mio caso, mi hanno chiaramente fatto capire che non mi stavo regolando. Adesso, forte di aver (spero) smaltito o comunque superato il peggio, ci avviamo.
Stasera parlerò di questa giornata, se la connessione mi assisterà.
Ma prima un breve excursus degli ultimi due giorni. L'altro ieri notte non ho chiuso occhio, perché, ebbene sì, è toccato a me. Ho beccato una ricchissima infezione intestinale e, senza entrare in orribili dettagli, non ho dormito più di cinque minuti. Così quello che sarebbe stato l'ultimo giorno ad Agra l'abbiamo passato in albergo, perché non riuscivo a stare in piedi, seduta mi sentivo strana, dunque potevo stare solo stesa ed in più con tanto bisogno di dormire. Sono stata però trattata con enorme gentilezza da parte del proprietario dell'albergo, che mi ha offerto la stanza quel giorno per riposare, nonché dato consigli paterni sulla salute. Anche la ragazza acida della reception si è mostrata improvvisamente attenta e garbata, vedendomi così sconvolta. Era dispiaciuta per me. Così sono rimasta a vegetare per quelle ore, in parte dormendo, in parte venendo visitata da un medico indiano molto professionale, che mi ha prescritto un bel po' di medicine e mi ha rincuorata. Diciamocelo, il terrore puro era che si potesse trattare di colera, ma ovviamente non era così. Sta di fatto che mi sono sentita un po' meglio in serata, così abbiamo potuto prendere e non perdere il treno che avevamo prenotato, la cuccetta di seconda classe per venire qui. In fondo non è stato malissimo, le ore non sono passate poi così lentamente come credevo, se non fosse che siamo arrivati con più di un'ora di ritardo a destinazione.
Finalmente alla stazione di Varanasi prendiamo un taxi e raggiungiamo l'hotel assolutamente occidentale in cui ci troviamo. Ci è sembrato così strano e confortante, al tempo stesso. Dopo la mia malattia e il viaggio notturno in treno, diciamolo, non avevamo la forza di fare altro che dormire beatamente un po' di ore in un letto comodo e pulito, così ci siamo concessi la giornata per riprenderci. Adesso siamo pronti a riaffrontare questa India, non senza qualche piccolo trauma. Devo dire che ho una certa difficoltà con gli odori, sia i cattivi odori che quelli del cibo. Mi riportano a tre notti fa e sento di non potercela fare. Continuavo a pensare, mentre stavo male, a come per queste persone sia normale incappare in problemi come questi, e probabilmente a come su di me risulti ben peggiore non essendovi abituata. Inoltre pensavo a quello che potevo perdermi, sprecando il tempo stando male, invece di approfittare dell'essere qui adesso, del poter vedere i luoghi di questo paese così lontano da dove vivo.
D'altra parte il fisico e la mente hanno il loro tempo per riprendersi e, nel mio caso, mi hanno chiaramente fatto capire che non mi stavo regolando. Adesso, forte di aver (spero) smaltito o comunque superato il peggio, ci avviamo.
Stasera parlerò di questa giornata, se la connessione mi assisterà.
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