Dopo tanta attesa è arrivato il momento, anche se ciò è avvenuto più di ventiquattrore fa. Le valigie erano finalmente pronte, anche numericamente inferiori al previsto, e il pranzo è stato consumato in fretta e furia per non far aspettare la nostra accompagnatrice. Un'amica, che ci ha portati all'aeroporto per prendere il primo dei due aerei che ci avrebbe condotti in India. Ebbene sì, di questo tratta questo blog, come già si è intuito: un viaggio attraverso il mondo indiano in poco più di due settimane, che porterà me ed il mio compagno di viaggio e di vita a scoprire una realtà completamente diversa da quella a cui sono stata abituata.
Banale forse considerare di poter scrivere un diario di viaggio che possa essere interessante per un qualsiasi lettore della rete, quando già ci sono un'infinità di storie da leggere, da ogni angolo del mondo, su molte vite che hanno qualcosa da raccontare. Ma anche io ho qualcosa da raccontare, oggi e nei prossimi giorni, in particolare su un viaggio che non so come renderà la mia vita al termine di esso.
Prendere un aereo non è una novità per me. E non lo è nemmeno prendere un aereo intercontinentale, con tutte quelle persone, con così poco spazio per stendersi e con l'assoluta consapevolezza che non è possibile dormirvi. Ed il cibo è quello che è, in fondo accettabile, non il migliore della vita sicuramente. Ma comincia ad essere strano il salato a colazione, soprattutto se contiene carne, spezie e salse all'interno di una sorta di piadina arrotolata. Perché no, siamo pronti a tutto, specialmente sul cibo, che sappiamo accogliere in quasi tutte le sue forme e dimensioni. Però su quell'aereo continuavo a ripetermi che stavo per arrivare in India, per atterrare a Delhi, che nella mia vita ho solo visto in televisione e nemmeno così tanto spesso. Stavo per raggiungere un mondo lontano e diverso, mi dicevo, ma cosa significasse questo non lo sapevo, non riuscivo a rendermene conto e proprio per questo mi spaventava.
Atterrare all'aeroporto di Delhi e aggirarsi per i lunghi corridoi con tapis roulant circondati da improbabili moquette beige e marroni dava una sensazione di familiarità: dove sta dopotutto quella differenza che mi aspettavo? Deve di certo ancora arrivare, perché qui in fondo sembra di essere a casa. E questo era proprio vero, perché solo una volta usciti dalla porta dell'aeroporto abbiamo avuto modo di conoscere finalmente uno dei protagonisti di questa storia, ovvero il clima umido ed estremamente caldo, avvolgente fino all'inverosimile. La sensazione è simile a quella di nuotare in un denso liquido morbido e caldo, che soffoca ogni poro e rende difficile respirare, ma in fondo dona una sensazione quasi tollerabile, quasi piacevole. Improvvisamente, all'interno del taxi, ovvero di un trabiccolo che aveva appena finestrini, un guidatore ed un assistente accanto a lui che faceva da freccia umana sporgendo il braccio fuori, un vento asfissiante dato dal movimento della vettura ci schiaffeggiava e scompigliava, ma dava notevole refrigerio mentre ci muovevamo verso la città. Così abbiamo cominciato a conoscere alcuni degli altri personaggi di questa storia, che credo ci accompagneranno sempre in questi giorni. Scimmie divertite che si guardano intorno, cani arzilli o stanchi dai musi dolci e circondati da un miliardo di mosche, vacche accucciate delicatamente ai margini della strada, serene della loro condizione privilegiata in questo paese che le adora. Tuc-tuc che sfrecciano qua e là, in piccole ape car o in risciò condotti da giovani, molti dei quali sono fermi ai margini ombreggiati delle strade accasciati sui sedili dei clienti che hanno portato e continueranno a portare, a discapito della loro fatica. I loro sguardi sono caldi e irriverenti, come quelli di molti ragazzi che si incontrano in giro per le strade. Sono evidentemente avidamente curiosi, con gli occhi comunicano la voglia di avere di più in molti modi, alcuni dei quali possono essere considerati opinabili. Più arduo da descrivere è ciò che riguarda i bambini ed il loro modo di avvicinarsi, soprattutto alle donne turiste secondo quello che è accaduto a noi. Eccolo lì quel ragazzino, sporto all'interno del taxi, cercando di vendermi un ramoscello in cui sono infilati un limoncino e dei peperoncini, continuando ad attirare la mia attenzione toccandomi il braccio, rivolgendomi sguardi insistenti per suscitare la pena che nasce spontanea davanti a ciò. Tutto ciò perché, mentre aspettavamo che il semaforo diventasse verde, io ho incrociato il suo sguardo per caso mentre lui si trovava ad una decina di metri da me. Ha interpretato questo mio gesto come un segnale, una risposta alla sua implicita richiesta, una mia approvazione. Gli sguardi in questo paese sono un modo di comunicare talmente esplicito che resto senza parole.
Arriviamo in albergo, sul quale non ho niente da dire, poiché la cosa peggiore che possa riservarci è comunque del tutto non interessante ai fini di questa storia. Ma qui non posso fare a meno di notare il tipo di trasmissioni televisive che vengono trasmesse, le pubblicità, i canali. Di nuovo, come in aeroporto, sono confusa, perché non capisco quanta e quale sia la differenza allora, dov'è che siamo simili e dove invece culturalmente e socialmente divergiamo, noi e loro. Solo al termine di questa giornata comincio a darmi delle risposte a riguardo.
Il parlamento, la casa presidenziale e le numerose ville di ricchi possidenti e uomini politici si innalzano in quartieri a loro dedicati, mentre baracche spuntano in ogni dove nel resto della città, rendendo definitivamente visibile quel contrasto, quel controsenso sempre presente.
La tomba di Humayun ed il Gandhi Smriti danno a questa città un'altra peculiarità, ossia la sua monumentalità, visibile in un palazzo funerario con giardini che ha dato ispirazione alla costruzione del Taj Mahal ed attraverso un personaggio ricco di storia, amore nazionale e fede al di là della religione. Questa è la sacralità di questo paese, famoso per la sua cultura, per l'Ohm, lo Yoga e l'Ayurveda. Quella calma, la pace ed il misticismo che inconsciamente sono venuta a cercare.
Ma non si può non fare i conti con l'incessante rumore dei clacson, con la guida spericolata dei guidatori di questa città, che in ogni momento sembrano incredibilmente vicini a scontrarsi eppure non lo fanno mai. E allora mi chiedo dove si trovi quella calma, quella pace mistica in tutto questo, confrontandomi di nuovo con un apparente controsenso. Ne verrò a capo entro la fine di questa esperienza, lo devo a me stessa.
Non si può non parlare di tutto ciò senza far riferimento a Connaught Place, un luogo impressionante, sbalorditivo. Mendicanti, automobili e tuc-tuc che sfrecciano, un uomo steso a terra da sembrar morto, come normalmente fanno i cani per il caldo che soffrono, gruppi di persone che per attraversare la strada si buttano tra le macchine senza alcuna regola nel fracasso generale, giovani ragazzi che cercano di attaccare bottone per ottenere non si sa bene cosa, ragazzine in pantaloncini inconsapevoli che crescendo non li metteranno più, perché nessuna ragazza va in giro scoperta più di tanto. Un mercatino di botteghe di elettronica interrato nel centro di Connaught Place avvolto da un odore melenso che ricorda l'urina, marciapiedi in costruzione di fronte ai negozi, in cui ragazze senza volto puliscono i pavimenti e trattate come se non esistessero. Slarghi in cui viene distribuito del cibo a varie persone, evidentemente non abbienti, donne che portano bambini in braccio vestiti solo della maglietta e senza le mutande, gruppi di uomini all'ombra di alberi e camion a prepararsi il tè e una manciata di persone semi vestite che tentano di fumare qualcosa di simila al crack o all'eroina, del nero sulla carta stagnola.
E poi la cena all'Alpha, ristorantino assai carino: uomini e ragazzi grassocci con turbanti neri, donne vestite di sari eleganti e colorati, bambine in vestitini pieni di lustrini, mentre una cantante si esibisce con un gruppo musicale e canta di tanto in tanto Happy Birthday ai festeggiati presenti in sala. Cibo passa e ripassa davanti ai nostri occhi e ci accorgiamo di come queste persone mangino in quantità enorme, portate su portate, e sembra quasi di essere in un ristorante di Napoli.
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